A Fabio, 5 aprile 2009.

venerdì 31 dicembre 2010

Nel mio piccolo...




Visto che il presidente del Brasile, un paese che si distingue soprattutto per essere pericoloso gia' dal tragitto aeroporto-centro di Rio (l'autostrada che che li collega passa in mezzo a due favelas che spesso si fanno guerra usando come campo di battaglia proprio l'autostrada), per mandare i militari nelle favelas a sparare ad alzo zero contro i bambini e per la disinvoltura delle donne locali, questo presidente (Lula) che si permette di dire che nel nostro paese un criminale responsabile
di 4 omicidi, in prima persona o come mandante, e di aver costretto sulla sedia a rotelle una persona condannato in tutti gli ordini di giudizio non verra' estradato per scontare la giusta pena (2 ergastoli, che come sappiamo non li sconterebbe mai) per "motivi umanitari" perche' (a suo dire, di Lula) non sarebbe garantita la sua (del criminale....) sicurezza, ho deciso nel mio piccolo, di non andare mai piu' in Brasile e di non comprare, usare o mangiare piu' articoli o merci brasiliani.



Che poi, in verita', la cosa che mi da piu' fastidio non e' tanto la vicenda di Battisti in se' (spero vivamente che si trovi il sistema di ingaggiare un killer di professione che gli spari un proiettile calibro .50 BMG -il primo a sinistra nella foto- in fronte fuori dalla prigione, al primo accenno di sorriso ebete), quanto il fatto che mi si venga a dire che in Italia un carcerato non e' garantito in carcere (non sto parlando di stato di fermo dove ti trattengono nei sotterranei delle caserme, e li' "che Dio ti aiuti" davvero).

Insomma, che me lo venga a dire il primo ministro norvegese, posso anche sopportarlo. Ma che me lo venga a dire il presidente di un paese come il Brasile, dove ancora prima di finire in carcere la tua vita e' appesa ad un filo (specie se sei turista) beh, per questo "sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporto piu'" (immaginatemi pure anche alla finestra ad urlarlo a squaciagola).



martedì 28 dicembre 2010

Welcome back!

Tornato, anche se non ci speravo piu'. Ieri mattina il termometro sembrava girato sotto sopra. Dopo 3 giorni fra i 5/6 ed i 2 gradi, la botta e' stata notevole: meno dodici, alle 10 di mattina, poi. Di notte hanno detto meno ventidue. Verso le sei mi e' venuto lo scrupolo che il gasolio del mio Pajero fosse "inadeguato", ma la mia risposta e' stata che -in fondo- anche a Bologna era stato molto freddo (sottozero sicuro), quindi avevano "certamente" distribuito il gasolio invernale anche da noi.

Tutto pronto (o quasi) per partire vado per accendere la macchina. Un posteggio piu' all'ombra non potevo trovarlo, e -se possibile- era anche piu' freddo. Ma la macchina non fa una piega, giro la chiave e si accende. Non faccio neanche a tempo a dire "E vai!" che si spegne. Oddio. E mo'? Provo e riprovo, niente. Morta. Alla fine (con la batteria che sembrava scaricarsi) mi rassegno e faccio chiamare il meccanico. Tralascio la conversazione in cui mi rinfaccia di non aver fatto rifornimento con gasolio artico, di non aver messo neanche un additivo e insomma che non si tratta cosi' un auto. Insomma un padre degenere.

Poi accade l'imprevisto... Uno degli ospiti parte e non arriva neanche in fondo alla discesa che si ferma... Lui ha tre figlie, e quindi dopo un rapido consulto mentre liberano la mia (che era anche posteggiata fra 2 altre auto) ilmeccanico gli traina la sua. Io sconsolato e rassegnato provo un'ultima volta.... Si accende (ma l'aveva gia' fatto di accendersi e poi rispegnersi).... Stavolta no: rimane accesa....dai....si! Riesco a muoverla, poi mi metto a 3000 giri in attesa che si scaldi.

Mi consigliano di fare dei giri intorno al parcheggio, e come un criceto ne faccio uno, due, fino a 5, quanto torna il meccanico, il quale grida al miracolo, perche' un po' puo' stare accesa, ma la paraffina si congela nel filtro e non e' possibile., insomma che strano, ma oramai e' calda, mah, e se poi per strada ti fermi, ci vuole il carro-attrezzi... Terrorizzato gli chiedo di venire con me fino dal benzinaio, in paese, per metterci il famoso gasolio artico..

Insomma alle 17 sono a Bologna, pronto per la seduta di nuoto master delle 19 e 30, stavolta viene anche Carla. Lei nuoto libero, io un 2000 metri di cui molti di gambe. Per il rotto della cuffia, stavolta...

domenica 26 dicembre 2010

Nova Ponente 3


E dopo la pioggia e la neve venne il sereno. Solo in serata, perche' stamattina era nuvoloso con neve fine fine. Chiaramente domani, che dobbiamo ripartire sara' una giornata splendida.... Stamattina finalmente ci siamo "dati una mossa", facendo l'escursione per Pietralba, un bel sentiero in mezzo al bosco e la neve alle caviglie.

Pero' io ero sveglio dalle 7 e mezzo, visto che alle 8 mi aspettava Barbara per il massaggio piu' impacco: bellissimo il primo, un po' troppo al vapore il secondo, con il latte all'arnica ed iperico ad odorarmi per tutta la mattinata. Poi, dopo una abbondante (ma non eccessiva) colazione, finalmente una escursione.

Vestiti di tutto punto (ho anche messo le ghette...) siamo partiti dall'hotel (scoprendo finalmente le piste da fondo, da discesa e da slittino vicinissime). E seguendo le indicazioni (e i cartelli) ci siamo avventurati su questo sentiero "della sega vecchia" che solo nel finale ci ha impegnato duramente (150m di dislivello in un km, con la neve a meta' polpaccio!), avendo optato per lo strappone ripido ma corto. Alla fine 4 km e mezzo in un'ora e un po', ma per il ritorno ho optato per l'autobus, considerando le mie difficolta' a scendere per un pendio.




A seguire un clichee' consolidato: passaggio in sauna finlandese (15 minuti di sofferenza e noia) tisana depurativa e poi su al buffet della merenda, saggiamente a cavallo delle 15 quando inseriscono i dolci, ed anche stavolata strudel, sacher e panna.... Infine pomeriggio in camera, io a seguire "Bianco, rosso e verdone", Carla a massaggio pure lei e poi a seguire il film con me. Dopo l'ottima cena passeggiata fino in paese con temperatura rigida (-5, almeno).


Tutto bene, quindi? Si e no. Quest'hotel fa parte del circuito Vitalpina Hotel Alto Adige, dove tutto e' naturale, ecologico e a "km zero". Poi, pero' mi mettono la temperatura in camera a 35 gradi, consumando lira di dio di gas! Alla fine siamo stati costretti a spegnere completamente il termosifone in camera (dotato di termostato) eppure quello del bagno (non regolabile) scaldava la camera oltre il tollerabile. Chiesto lumi alla reception di questa incongruenza la risposta e' stata lacunosa: non sono riusciti a dosare bene la temperatura perche' prima del nostro arrivo si erano toccati i meno16 e quindi ci voleva ancora qualche giorno di assestamento....







sabato 25 dicembre 2010

Nova Ponente 2

Naturalmente l'hotel e' dotato di zona welness piu' "classica" e gratuita, con saune (5: al pino mugo, classica, finlandese -con annessa uscita sulla neve- e altre a temperatrure diverse), bagno turco, massaggio ai piedi del dott. Kneipp (una vasca fredda una calda...), vasca al fieno fresco, infrarossi, sala lettini ad acqua, sala rilassante a 45 gradi con profumo di rosa, ed una sala relax.
Inoltre docce di vario tipo, solarium e zona tisana, con sempre acqua bollente a cui aggiungere un filtro di erbe. Tutto bellissimo, ma dopo l'entusiasmo iniziale (il primo giorno cioe') io trovo queste pratiche assolutamente noiose. Gia' c'e' l'imbarazzo di trovarsi nudi (e' specificato chiaramente che non si deve indossare in sauna) con sconosciuti (cosa cui noi non siamo abituati), magari con attempati vecchietti (e vecchiette) i quali piu' che di una sauna avrebbero bisogno di un miracolo.
Oggi dunque praticamente la sverzura della welness si e' limitata ad 7 minuti e mezzo di sauna al pino, un po' di infrarossi, sauna finlandese e uscita nella neve (solo chi mi ha visto!!) e una sana dormita sul lettino ad acqua. Ma prima (stamattina) -sotto una fitta nevicata- abbiamo fatto un giro in auto (con le gomme da neve e la 4x4 inserita non ha fatto una piega!), per vedere Oberegger ("non c'e' paese, zolo tieci alperki e sciovie per skiare, sig-nore!", la risposta alla nostra curiosita' di visitare paese...) e quindi dieci minuti e siamo tornati verso Nova Ponente, per allungarci al Santuario della Madonna di Pietralba (seconda foto), vera e propria cattedrale nella neve (per chi e' della mia zona avete presente la chiesa di Mascarino?) gestita dai Servi di Maria. Qui sotto come si presenta. Tutt'attorno neve boschi e null'altro.




Infine un po' di foto. Subito le Salomon di cui parlavo ieri.



Ed ecco due immagini del buffet di merenda.... pane e companatico...











venerdì 24 dicembre 2010

Nova Ponente

Non chiedetemi perche'. Ma quest'anno (anche) sono finito in un posto freddo. In montagna, cioe'. Posso solo dire (e non ci sara' tortura che mi possa far dire di piu') che dovevo non essere a Bologna in questi giorni.
E comunque a parte il piccolo particolare che siamo in una valle un po' dismessa, molto fondistica (e ciclistica d'estate, qua vicino c'e il passo Lavazze'), che l'hotel, un 4 stelle dal un nome impronunciabile "Pfoesl", e' semplicemente in mezzo al nulla (il paese e' a 10-15 minuti di cammino) e a parte che sono 2 giorni che piove, mi si vede in giro con un sorriso stampato un po' ebete (la stranezza sta nel fatto che in montagna io sono sempre imbronciato...).
Sono (siamo, c'e' anche Carla) qui solo per 4 giorni, ma sono pronto ad ogni evenienza: saputo che dall'hotel parte una pista da fondo di 26 km, sono attrezzato con gli sci (che sono poi del secolo scorso). Casomai (come sembra) diventasse improbabile la sciata (ma non ero io quello che aveva giurato che non avrebbe mai piu' inforcato gli sci da fondo?), ho le ciaspole. Se anche sulle ciaspole facessi concorrenza a Ridolini, l'ultima ratio si chiama(no) Salomon SpeedCross 2 GTX, ovvero scarpe da trail che sui numerosi sentieri vanno da sole.
Il rovescio della medaglia e' pero' che ne' io ne' Carla troviamo l'acqua nel mare: come oggi, ad esempio, che volevamo fare una passeggiata alla chiesetta Sant'Agata (niente di che, solo per darci una mossa, un'oretta di cammino) non siamo riusciti a trovare la strada giusta. Insomma passeggiata si, ma visto poco o niente oltre alla partenza di una pista da fondo (vuota e molto acquitrinosa). Neanche il paesaggio ha aiutato: una fitta nebbia ci ha impedito di godere di una vista decente, quindi solo neve, staccionate e grigiore.
La nota veramente dolente (per me, ovviamente) e' la cucina. Qui si usa la pensione 3/4, ovvero al posto del pranzo si fa la merenda. Merenda a buffet che non ha nulla d ainvidiare ad un pranzo e hai voglia a giustificare con il fatto che e' bio, naturale, a km zero ecc.: lo strudel (oltre che eccellente) non e' affatto dietetetico... tanto meno se accompagnato da panna montata (da urlo, e da latte di alpeggio).
Quindi il chiletto perso in un frustrante dicembre e' pienamente ripreso, contando una colazione eccezionale (a buffet) e una cena non meno eccellente (3 portate minimo). Ed e' passato un solo giorno...
Dunque che fare per passare il tempo oltre a quanto gia' pensato e messo in atto? Un'occhiata alla welness e il portafoglio si apre come per magia. Oggi peeling e massaggio al pino mugo, domenica massaggio e impacco. (tecnicamente alpine healthcare arnica montana & iperico).
Bello, si. Ma vuoi mettere un margarita in Ocean drive?

martedì 21 dicembre 2010

Pari e patta

Un colpo di pedale, un moccolo. Pari e patta. Con un tempo cosi' gia' rifugiarsi in una piscina riesce difficile, correre difficilissimo, andare in bici no. Proprio no. E allora rulli. Come detto al tempo dell'acquisto, mi sono dotato di RealAxiom, con interfaccia PC e videocorse. Come per il giro di corsa ai Giardini Margherita -che uso come ultima ratio ed in caso di allenamenti ridotti- i rulli sono da dosare con giudizio, pena la lobotomizzazione totale del cervello.

Perche' si', va bene il filmatino che distrae (e dosa lo sforzo senza intervento umano) va bene Nikki (o la Pina e Diego, o Albertino) in sottofondo ma la vista e' sempre quella di un corridoio buio davanti, una libreria a destra e a sinistra, un tappetino ex yoga sotto. E poi i 20 gradi casalinghi in poco tempo diventano 40 sui rulli. Con sudorazione stile sauna finlandese e conseguente lago sotto la bici. Tacendo di qualche gatto suicida che vuole capire perche' quella gamba si muove in tondo.

Cosi' ieri sera, dopo che per tutto il pomeriggio cercavo di rimandare l'ineluttabile, sono salito sulla bici fissata ai rulli (visibile nella foto sotto dietro di me), attaccato il tutto al pc, e fatta partire gli ultimi 30 chilometri della Milano-Sanremo, mi sono infilato in una cosa piu' grande di me. Esercizio a parte (serie di variazioni di cadenza), ho affrontato la salita della Cipressa e del Poggio, e meno male che ero sui rulli, senno' se fossi stato veramente sui pedali mi sarei ribaltato, tanto ero in souplesse. Un colpo di pedale, un moccolo.

Temo che il famosissimo triathlon di Sanremo non mi annoverera' mai nei partenti, tanto meno fra i finisher. Anche se si affronta solo il Poggio (ma per 2 volte). Quindi corro e nuoto, affrontando sbalzi di temperatura incredibili, ma almeno aiuto il corpo ad ridurre gli eccessi post NY.

Ora qualche giorno di riposo, poi si riparte.

mercoledì 15 dicembre 2010

Sanmichele

Momenti di un'altra vita....



martedì 14 dicembre 2010

Fatica

Il programma di allenamento che il coach mi ha propinato per queste prime settimane dopo NY sembra piu'adatto ad un sedentario che vuole iniziare a muoversi, eppure al decimo giorno mi sento come investito da un TIR. Non una zona del mio corpo e' indenne da doloretti,, piu' o meno intensi.

Oggi non avevo nessunissima voglia di correre, dopo che ieri mi ero sparato 36 km di bici a Riccione, rischiando i geloni ai piedi perche mi ero dimenticato i sovrascarpe, eppuire ieri sera ho anche avuto la forza di andare in piscina, nonostante cascassi dalla stanchezza, vasca dopo vasca, alla classica cantilena"ancora una e poi vado", sono arrivato in fondo, 3000 metri cosi', senza colpo ferire con delle "drenate" stile ciclistico come dei 25m ultrasprint in serie.

Dunque stamattina nessuna voglia di correre, ma Vincenzo mi ha detto che in fondo 40 minuti di corsa mi avrebbero fatto solo bene (accidenti anche a lui), e allora mi sono avventurato nel gelo della ciclabile dietro l'antistadio (poi, il riscaldamento globale?) e ho fatto il mio compitino. Pure bene. Ma rimango della mia, che mi avrebbe fatto meglio una bella giornata di riposo...

domenica 12 dicembre 2010

Sopravvissuto!

E la prima settimana di allenamenti dopo un mese di stop e' andata. Pensavo peggio, perche' in fondo ho fatto tutto il programmino del coach (sempre l'ottimo Costa) tranne una seduta di nuoto che cadeva di mercoledi (l'8), ma sono anche riuscito ad uscire in strada con la bici. E questo e' sicuramente un evento.

Comunque lunedi seduta di nuoto coi Master e -come al solito- sono uscito abbastanza distrutto, considerando che al mattino mi ero messo sui rulli. Martedi la corsa, ad un mese esatto da NY e con una sola (imbarazzante) uscita meta' novembre. Giovedi nuova seduta di corsa, al mattino, come piace a me, ed e' andato tutto bene (beh, ora le sedute sono quasi "elementari", con semplici variazioni di ritmo sul lento e qualche allungo finale), poi nel pomeriggio seduta tecnica di Carla all'antistadio, seguita dal tecnico Vincenzo che l'ha guidata con pazienza verso i misteri della tecnica di corsa (skip, rullate, corsa calciata, affondi, saltelli....)

Venerdi, dato che avevo riposato mercoledi, ho -come dicevo- eroicamente preso la bici e mi sono infilato su per la Val di Zena, complice anche una temperatura piu' consona alla primavera (10 gradi), sebbene salendo il freschino si sia accentuato un po'. Ieri, comunque altra seduta di bici, stavolta sui rulli, ed oggi chiusura (in bellezza si direbbe) con la Camminata C.S.I. a Casalecchio, lungo il Reno. 9 km (allungando il percorso "alter") dato che 50' erano stretti nei 7 km canonici. Passo medio finale di 5.33/km, considerando che 42 erano di lento, non sembrano male. Freddissimo, pero'.

Domani si riparte, anche se le gambe sono piuttosto provate.

La seduta di corsa di martedi
La seduta di corsa di giovedi
L'uscita in bici di venerdi
La camminata di oggi

lunedì 6 dicembre 2010

Riparto...

Oggi riparto. Programma ambizioso per il ventiundici: 2 Ironman, 1 mezzo, diverse Granfondo (fra cui la Maratona dles Dolomites) non so quante (non dipende da me) maratonine e una o due maratone (vale sempre il "non dipende da me").

Troppo? Alla luce del fatto che qualche serie di misti (delfino, nello specifico) mi ha inchiodato la schiena, si, ma siccome io il delfino lo posso "evitare" (Marco permettendo), ecco che un problema e' risolto.

Quindi, nuovo programma, da oggi, cosi' come stop -sempre da oggi- agli abusi e strausi del mio fisico (il fegato ringrazia gia'). Riparto da 88 kg (ma erano 89,4 giovedi scorso) ed una mollezza generale che grida vendetta. Cosi' oggi, stante un clima non certo sub equatoriale, ho montato la bici sui rulli e via, un'ora a pedalare seguendo a video i poliziotti lungo le via di Palermo, teatro della crono di qualche Giro d'Italia fa. 3 blocchi da 20 minuti composti da 5' a 70-75 rpm + 5' a 90-95 rpm per 2. Sudata bestiale, gambe molli, ma morale altissimo.

Lo schema degli allenamenti settimanale sara' 2-3-3, con 2 sedute di nuoto, 3 di bici e 3 di corsa, per ora con tempi umani (un'oretta al massimo), certo che me lo sogno l'inverno 2007, quando si ando' in bici anche in gennaio, con temperature quasi primaverili. Con la neve che abbiamo avuto a fine novembre possiamo finalmente archiviare le Cassandre del riscaldamento globale.

E' forse un po' che non parlo dei bravi giovani che occupano e preoccupano Scienze Politiche? Si, e' vero, hanno fatto diverse feste (una durata tutta la notte appena tornati da NY, che carini!) e adesso e' una settimana che occupano (attivita' topica dalle 11 alle 3 del mattino). Ma "glielo data su'" a chiamare polizia vigili, carabinieri e a farmi un fegato cosi': tanto era tutto inutile.

Ho comprato negli States dei tappi per le orecchie che azzerano i rumori e con questi gia' non sento nulla, ma inoltre grazie alle loro feste mi hanno fatto scoprire che cambiando (entro fine anno) infissi e finestre l'anno prossimo detrarro' il 55% dalle tasse. Quasi quasi li vado a ringraziare... Finestre con vetro antirumore, che oltretutto mi faranno anche risparmiare sulla bolletta del gas. Sisi li devo proprio ringraziare! Anzi, mandero' un bel pacco regalo al preside, l'imbelle funzionario pubblico che permette di occupare un bene pubblico senza reagire.


domenica 28 novembre 2010

La coppia scoppia....

Ieri sera (insieme a Carla) ero all'inaugurazione della Single House di G., novello single dopo 28 anni di convivenza e non so quanti di matrimonio. Per intenderci, G. e la F. rappresentavano LA coppia, il punto di riferimento per citare un esempio di coppia felice e stabile. Ma -come a volte accade- anche le migliori coppie scoppiano. Sono amico di entrambi, con G. ho vissuto i tre anni delle medie, con F. i tre del liceo, e da allora non ci siamo mai persi di vista.

G. e' una persona "positiva", e quindi l'occasione (che poteva avere tutti i crismi della tristezza assoluta) si e' trasformato in una vera festa, con una partecipazione allegra quasi superiore alla capienza della casa stessa. Insomma dei 30, 35 invitati ipotizzabili ci siamo ritrovati in almeno 50! Soprattutto con una partecipazione di cibarie superiore perfino alla mia fame, e devo citare assolutamente le lasagne della Betta, la parmigiana di Annarita e il condimento toscano di non so chi. Non sono riuscito ad assaggiare i dolci, perche' quando siamo venuti via, ancora arrivavano cabaret e teglie di roba salata.

Ma e' stato un estremo piacere rivedere alcuni amici dei tempi andati, come Marcello, che non vedevo dalle medie (e parliamo di 33 anni fa, anche se siamo amici su FB), Barnabo', desaparecido dai tempi del liceo o poco dopo (almeno 25 anni), la Raffi, e ancora altri che pur non essendo in grado di ricordarne i nomi (e -ahime'!- in alcuni casi le circostanze dell'amicizia), ne ricordo almeno le facce.

Ecco, vedere G., cornuto e mazziato (ha anche perso il lavoro nello stesso periodo in cui scopriva di stare per diventare single), ridere, divertirsi ed anzi sollevare il morale di qualcuno mi ha fatto piacere.


mercoledì 24 novembre 2010

Altre foto

Questa volta dall'iPhone....




martedì 23 novembre 2010

Cento stile



Domenica, dunque mi e' toccata. Una gara dell'imperdibile Trofeo De Akker, gara imprescindibile per il nuoto master bolognese (e -ho scoperto- regionale). Mi ero iscritto alla gara che mi avrebbe consentito di non spezzare troppo la domenica, non la prima che erano i 50 delfino (ancora non so se riesco a farli di filato 50m a delfino) ma la seconda, che era pure la piu' lunga del programma (800 stile? macche'... i 100 stile!) Alle 8 dunque sono allo Stadio, piscina Carmen Longo, pensando (erroneamente) che i 225 iscritti alla prima gara, nell'ordine, avessero spento la sveglia, si fossero persi nella nebbia, abbiano avuto un ripensamento dell'ultimo secondo, si fossero dimenticati di avere una gara.

Molti sono gia' in vasca a scaldarsi (? ci saranno 35 gradi qua dentro, e non potra' che peggiorare): la media e' di 20 per corsia. Una tonnara di triathletica memoria...). Io (che non mi scaldero' certo per un cento stile!) passo dalla vasca agli spalti (dove abbiamo il nostro QG), e cio' lo paghero' oggi, con un sontuoso mal di gola e un po' di febbre. Intanto alla spicciolata arrivano gli altri, Marco (il coach), Cesare, Tommaso, Mauro, Matteo, Ivana.... Quest'ultima e' piu' emozionata di un esaminando della maturita'. Eppure ha fatto gia' tante gare... Io sono emozionato come quando mi lavo le ascelle. La bolgia e' notevole, il bordovasca contiene a fatica gli atleti, la maggior parte di una certa eta' (e peso...)

Alle nove fuori tutti che si comincia. La cosa e' anche abbastanza seria: crono elettronico con le piastre, giudici anche in virata e partenze "da pro". Le mie speranze di una cosa rapida si frantumano in fretta: alla fine hanno chiamato trentatre' batterie da 6 di cinquanta delfino. Ed ecco che partono i cento stile (sono le 10 e un quarto). Come ulteriore tentativo di sbrigarmi avevo messo un tempo alto (1.50.00).

Ma sono nella seconda batteria, (tutte donne, tra l'altro, e pure di una certa' eta'). La gara, bollata in 1.27.45 (PB se non ricordo male), sarebbe stata perfetta (un tuffo senza perdere occhialini nasello e costume, per una volta!) se la prima virata non l'avessi fatta, visto che mi sono scaravoltato in 20 cm, e nella successiva spinta i piedi sono scivolati in aria, anziche' spingermi verso il ritorno. Se avessi battuto le gambe Le hai lasciate a casa, stamattina? mi ha chiesto il coach, (stamattina? sempre!) poi come ulteriore finezza -sempre secondo il coach- avrei dovuto respirare ogni 3 o 4, non 2, come faccio da una vita, ma qui siamo nella fantascienza pura, visto l'appeal che questa gara aveva su di me.

Comunque alle 10 e mezzo ho finito, e siccome il tutto e' durato un stormire di foglie, avrei voluto farle tutte le gare, tanto ero carico. Insomma neanche il tempo di dire ora tocca a me che era gia' tutto finito. Mettete un maratoneta a fare una gara da 200m, un Ironman a fare un triathlon sprint e avrete un'idea di come mi sentivo dopo.

Alla fine sono poi stato contento, ho fatto il mio personale, non sono arrivato ultimo di categoria, ho portato punti alla squadra. Mi sono pure preso un po' di influenza, ma che volevo di piu'?

Finisco con un po' di foto ufficiali di New York...




sabato 20 novembre 2010

Tagliatelle, ragu' e bistecca

Il menu' tipico della mia infanzia, cioe'. Perche' ai tempi della mia infanzia "essere in carne" era un segno di salute, e la pancia segno di opulenza. Guai ad essere magri, "guarda se e' patito, quello li' (lule'), e' povero!" era il refrain.

Ovviamente si fa poca fatica a mangiare, specie se in casa (anzi due, contando anche la casa dei miei nonni, posizionata sotto la mia) un pentolone di ragu' era perennemente sul fuoco.... Ancora meglio se la domestica comprava un bel tozzo di pane (ovviamente per la propria famiglia) piemontese che io bellamente mangiavo intingolato nel ragu'.

Ma non avevo che l'imbarazzo della scelta, perche' se mancava il ragu' c'era la trippa, il vitello arrosto o il brodo ed in ogni caso io arrivavo a pranzo "gia' mangiato". Non per questo mi limitavo e quindi senza colpo ferire mi mangiavo un bel piatto di tagliatelle (al ragu', naturalmente) e una bella bistecca. La verdura (poca roba, spinaci cotti qualche volta) era sempre roba per patiti o malati.

Cosi' sono arrivato a 14 anni bello grassottello, (e per fortuna che le merendine ed i McDonalds erano ancora da inventare o importare!) fors'anche obeso, quando uno dei primi medici disse ai miei che forse era giunta l'ora di muovere le chiappe. Ma questa e' un'altra storia.

Perche' tutt'oggi questa cosa del pentolone di ragu' sul fuoco mi e' rimasta, e mi manca. Cosi' ripresi in un amen 3 chili dal 7 novembre, sara' meglio che mi rimetta in riga, e gia' ho fatto un'uscita di corsa (Giardini margherita, una contrattura alla coscia, lombari in tilt ed un senso di malessere generale) ho comunque nuotato, che non mi pesa granche' ed oggi mi faro' pure questo 100 stile che sara' anche peggio di un triathlon sprint, ovvero meno di 2 minuti per fare una figuraccia.

sabato 13 novembre 2010

Bologna

Siamo tornati a Bologna con un viaggio, per una volta tranquillo e facile. Addirittura 6 ore e mezzo da New York a Madrid, non ricordavo una viaggio cosi' corto!

La penultima giornata a New York ci ha visti prima in direzione Ground Zero (ora Memorial Site) con la visita al museo (o meglio, al working to dato che si tratta di una grande sala con filmati e plastici cio' che diventera'), poi mangiare il must USA del momento (insalate o pasta condite come si vuole), e -ovviamente- per negozi. Aeropostale in Time Square, dove per una camicia di panno, 2 maglie io e una Carla abbiamo speso 150 dollari in tutto. Il gruppo dovrebbe essere quello di A&F, Hollister Co. e Gilly Hicks (ma nessuno lo conferma), tant'e' che le maglie sono le stesse ed anche le fantasie si somigliano molto... Solo che i prezzi sono un bel 30% meno. Beh, anche la qualita' non e' eccelsa, ma e' un dettaglio, quando un capo e' fashion. Giovedi, invece, A&F, sulla quinta, 4 piani e qui sono andati un bel po' di dollari, ma ci siamo presi anche 2 piumini.

Infine il ritorno in hotel lo shuttle e prima del volo un bel Frappuccino caramel da Starbucks, preceduto da un McDonalds Angus beef menu' (patatine fritte giganti allo stesso prezzo delle mini), e se Cremonini fornisce ottima carne alla omonima catena in Italia, qui la carne e' ancora un gradino sopra. Pero' c'e' molta meno gente di un tempo, ai fast food (o forse solo qua a New York, dove la percentuale di obesi e' ridottissima), e sovraffollati sono invece i Metro life o i Cafe' Europa, dove, appunto, servono pasta o insalata condita a scelta. In pratica si scegli il tipo di pasta (precotta ed in bianco) si scelgono i condimenti (verdure, carne, semini etc.) ed infine la salsa. Il costo di una pasta in bianco condita con olio e' lo stesso di una condita con "tutto", ma ehi! siamo negli Usa, mica puoi pretendere la misura qua!

Sono molto contento che si stia "affievolendo" la mania dell'aglio, hanno capito che faceva piu' vittime le zaffate di alito pesante che guarigioni le proprieta' salutistiche? In compenso, la nuova imbarcata e' per la frutta e la verdura (pero' rigorosamente organic!), e allora tutti con una banana o una mela per strada e insalata o pasta ai pranzi. Salvo poi ingozzarsi di te (ovviamente verde) o "organic" coffee.


mercoledì 10 novembre 2010

New York giorno 6 (e colazione del settimo)

Altre foto (dal sito Terramia): Carla in azione,



io sul Verrazzano bridge

alla fine medagliati!



Oggi solo il trasferimento dallo Hyatt, hotel che sicuramente ha avuto un momento di splendore in passato (molto in passato) al nuovo, intimo 414 Hotel sulla 46ima west. Naturalmente (e nell'ordine) abbiamo prima pensato diprendere un taxi, poi calcolato il percorso su Google map e scoperto che erano appena (appena?) 20 minuti di cammino abbiamopreso i nostri bagagli e ci siamo avviati. Prima in direzione sbagliata ed infine nella giusta direzione. E' tutta colpa della location dello Hyatt, messo al contrario di come si guarda una cartina di manhattan, e quindi se uno pensa di dover andare a sinistra deve andare a destra.

Comunque passata Time Square (e addocchiato L'Aeropostal, altro negozio fashion) ci infiliamo sulla 46ima e dopo un po' arriviamo al nostro hotel. incastrato fra tanti ristoranti (la maggior parte italiani). L'hotel e' chiaramente piu' modesto dello Hyatt, ma innanzitutto ha la WIFI "complimentary" (omaggio, allo Hyatt 10 dollari al giorno, 'sticazzi) ed anche la colazione inclusa nella tariffa, che gia' di listino e' la meta' (229 dollari + le tasse)

La stanchezza oggi e' arrivata come un macigno: alle 3 siamo in stanza e non ne usciremo piu', rinunciando alla cena dopo aver mangiato per pranzo 2 fette di pizza (vabbe', chiamamola cosi') bevuto un Frapppuccino e aver camminato 3 ore in attesa del check in dell'hotel.

L'hotel, proprio a trovargli un difetto, ha gli spazi comuni un po' piccoli. Quindi ci si ritrova a fare colazione su un tavolone in 6 nella hall, stretti fra un camino, la postazione internet, il corridoio di accesso e una parete con le masserizie.

Scendiamo e la situazione e' questa: dalla parete in senso oraio: ragazzone pelato su lato largo (lo faccio notare), di fronte a lui la moglie, posto libero, posto vuoto ma con tazzona e libro aperto, sedia rossa vuota in angolo, postazione internet occupata, giovane tedesca che mangia piu' lentamente di un bradipo (8 minuti per una fetta di mini bagel con marmellata, cronometrati) a fianco marito segaligno con espressione da criceto (e pure l'intelligenza) con maglia di finisher della maratona) con sguardo perso e nulla piu' da mangiare.

faccio accomodare Carla nella sedia vuota, poi con il fare da cannibale cui sono avvezzo mi pongo nella sedia rossa in angolo a puntare quella vuota occupata da libro e tazza. Con un lampo di genio colui che occupava la postazione web si accroge che non ha senso occupare anche l'altra sedia e la libera, ma il tedesco continua a guardarsi attorno perso nel suo mondo, pur avendo esaurito la sua colazione. Insomma alla fine solo il pelatone (figlio di italiani emigrati in canada) capisce tutto e si offre di "servirci" gli altri girano a vuoto le rotelle del cervello finoa che finiamo la colazione prima di tutti.

Insomma, BUONGIORNO A TUTTI!


martedì 9 novembre 2010

New York giorno 5 (the day after)


Innanzi tutto, delle belle foto fatte prima della partenza....





Il giorno dopo e' il giorno piu' bello. Anche se l'acido latttico inchioda le gambe, girare per New york con la medaglia al collo e' un'emozione unica: mi avevano detto (ed io ero scettico, in verita') che tutti ti fanno i complimenti, si congratulano, vogliono vedere la medaglia, toccarla, perfino indossarla!... Proprio un altro mondo (provate ad andare in giro per Roma il giorno dopo la maratona...)



Cosi', con il fuso europeo alle 7 e mezzo siamo a fare colazione. In hotel, a buffet a 30 dollari, stavolta. Mangio di tutto. uova strapazzate con bacon e salsiccione, porridge con marple syrop, raisin e brown sugar (la pappetta di fiocchi d'avena con lo sciroppo di acero uvetta e zucchero di canna), un paio di briosche, fetta di pane (integrale) con il philadelfia. Ancora un po' e scoppio.

Decidiamo, visto che le gambe non sono troppo massacrate e nonostante un gran freddo che grazie al vento entra dritto dritto nelle ossa, di andare sulla 5a strada: prima tappa del post maratona, uno dei templi del vestire: Abercrombie & Fish. Una fila chilometrica ci si para davanti. Domani, con molti italiani ripartiti ci sara' meno fila, e quindi puntiamo a sud, all'altro tempio del vestire: Hollister Co. Ci facciamo 4 km di Broadway ed entriamo anche da Paragon (suggerimento ottimo di Gianni): Carla si compra il primo paio di scarpe serie: le Saucony Triumph 8, perche' oramai le Jazz sono da tapasciona. Gia' che c'e' si prende anche due super fashion calzoncini Nike per correre.

Finalmente giungiamo al negozio di Hollister (sulla Houston) e la vista di palestrati giovinotti a torso nudo (dentro al negozio ci sono comunque 30 gradi) fa un certo effetto (anche a Carla), mentre le ragazze (ahime'!) non sono niente di che. In questo negozio (come Abercrombie e Ruhel) si fa di tutto per mettere a disagio l'acquirente: caldo, buio, musica a manetta (come in discoteca), nessun cestino per portare la roba (non si puo' neanche lasciarla in cassa), appoggio o aiuto, massimo 5 capi in prova e dunque, tutto in mano: l'unico vantaggio (vero) e' che la roba costa veramente poco. Cosi' compro 3 boxer, una camicia in panno ed una maglia manica lunga: 92 dollari (67 euro, in cassa puoi pure scegliere la valuta) in tutto!

Ritorniamo, sempre congelati e sferzati da un vento incredibile in hotel, ed in effetti la colazione (solo un Frappuccino a pranzo...) ha tenuto benissimo. Siamo a pezzi e decidiamo di andare praticamente di fronte, al Metro Life dove ti fanno la pasta (e l'insalata) come vuoi tu (cioe' dalla pasta precotta decidi gli ingredienti) e tutto sommato e' mangiabile. Poi una bella insalata. Mi addormento mezzo vestito che non sono neanche le 23....


domenica 7 novembre 2010

New York giorno 4 (race day)

Ore 3.45 del mattino (le 9.45 italiane), e conservando al meglio un po' di fuso la sveglia non e' troppo traumatica. Ieri sera avevo preparato tutto, decidendo per una Odlo manica lunga, maglia tecnica invernale Asics societaria, pinocchietto pure Asics e mutanda Skinfit per le gambe. La tuta (anch'essa di rappresentanza e Asics) fino all'ultimo, e poi, dopo la consegna dei pacchi, poncho a sopravvivere fino allo start (un'ora). Per le scarpe ho rimandato al mattino la decisione fra le K-Swiss Keaou 2 nuove e le Newton, ed alla fine ho deciso per queste (ottima scelta). In testa cappello in pile Ironman. Perche' nell'anima sono triathleta.

Alle 4.45 la hall e' un brulicare di atleti Terramia, e riusciamo pure a farci scattare delle foto, prima di salire sui pulmann, destinazione imbarco del Ferry per Staten Island. La traversata e' indolore e in 30 minuti siamo di la', poi di nuovo pulmann per Fort Wadsworth. Qui e' un formicaio. Tre zone (verde, blu ed arancio) che valgono solo per la consegna della borsa, per il resto e' tutto in comune, i vari Dunking Donuts, i caffe', i bagels e le barrette powerbar, oltre al prato e al freddo.

Sono le 7 ed ho gia' bevuto 3 caffe', mangiato 3 bagels e raccattato 6 cappellini DD, 3 arancioni e 3 viola. Passiamo da una zona all'altra per farci passare il freddo, che arriva tramite un vento a raffiche fortisime (direttamente dal polo?) da nord. E' un freddo incredibile, e vedere Carla che trema fa impressione (io sono freddoloso, non faccio testo....) Alle 9 porto Carla nella sua zona di consegna della borsa, indossa il poncho e la maglia da buttare poi cerchiamo un posto riparato per aspettare le 9 e mezzo, termine ultimo per la consegna. Anticipo un po', ma oltre al poncho indosso anche un sacco nero nelle gambe, il vento mi sta facendo a fette. Tutti hanno o il cellulare (iPhone, neanche a dirlo....) o una macchina fotografica. Noi maratoneti puristi no, siamo mica qui a fare foto, telefonare o mandare SMS!!!

Intanto le prime 2 ondate (9.40 e 10.10) partono con un botto assordante e noi ci portiamo all'ingresso del corrall, ovvero il recinto che precende il ponte. Il ponte di Verrazzano e' maestoso, deserto e lungo oltre 2 chilometri. Si entra a Brooklin, e la folla in strada e' gia' numerosa. Da qui solo i ponti saranno deserti (motivi di sicurezza) ma ogni metro, ogni centimetro e' presidiato da una folla che letteralmente ti accompagna facendoti dimenticare fatica dolore e freddo (anche se poi si attenua di molto, costringendomi ad una sudata abbondante). Ma tengo tutto, anche i guanti: io preferisco sudare che patire freddo. Dopo Brooklin (fino alla mezza maratona), il Queens, passando sul Queensboro bridge (durissimo, in ferro con una salita ripidissima), dopo la discesa si arriva a Manhattan, sbucando sulla First, un muro umano di tifo assordante ti accoglie, non posso fermarmi ora...

Ma come gia' nel Queenboro mi tocca una sosta: approfitto del predellino di un'ambulanza, per massaggiare i piedi (scansando medici e flebo). Tutto sommato pero' non va male, anche l'Oki comincia a fare effetto e rallenta il sorgere del dolore. Fino al 33imo reggo benino (scendo pero' da 5.27/km a quasi 6.00/km), poi cedo: in tutti i ristori adesso cammino, ho fame e qui fino al 18imo miglio solo gatorade e acqua, finalmente adesso anche gel powerbar (4 tracannati in pochi secondi!) e banane.

Mi deprimo un po' quando passiamo nel Bronx, non per il quartiere in se' (che sembra meno pericoloso del passato) ma perche' mancano -al mio Garmin-12 km e siamo (penso) lontanissimi da Central park (in cui si entra al 23imo miglio) e dal traguardo (26imo). Comunque, non so come, e con altre 2 soste arrivo in Central Park e "prendo l'onda" nelle discese, ma appena risale un po' cammino, insomma, come speravo, per una volta sono anche affaticato di gambe (ma neanche tanto): diciamo che per un 70% e' colpa dei piedi ed un 30% della fatica. Intanto mi miglioro sulla distanza di 10 minuti (tempo ufficioso dal Garmin: 4.28). E con questi piedi che mi ritrovo e' un successone).

Ora tocca a Carla: un presentimento mi dice che posso aspettarla, che -insomma- arrivera' fra poco, stamattina era determinatissima: "la faccio ( = finisco) per non tornare mai piu'". L'attesa, infatti dura poco piu' di 9 minuti, quando con un timing di 4.37 sbuca fra la folla e scoppia in un pianto liberatorio. Devo ammettere che anche io -finisher di 11 IM- mi sono commosso, tagliando il traguardo. Dietro di lei di pochissimo, Patrizia, con cui ha condiviso quasi 30 km di maratona.




Peccato per la medaglia, orribile, e per il "dopo": oltre un'ora per prendere il sacco lasciato alla partenza e uscire da Central Park. Ma non e' finita, ci sorbiamo al freddo altre 5 strade (= 500m) per arrivare al pulmann Terramia che ci riporta in hotel, stanchi ed infreddoliti.

Sono rimasto stupito dal fatto che gli americani corrono praticamente tutti "per qualcosa" (charities, le chiamano): i bambini in pericolo per il Botswana, per (combattere) la Leucemia (infantile ed adulta), il cancro (di tutti i tipi, seno, polmone....), le violenze domestiche, un'infinita' di fondazioni (con obbiettivi filaantropici), e -ancora- per mamme, papa' mogli, figlii etc.: mi devo vergognare se ho corso (e -in generale- gareggio) per me stesso? Adoro l'America e gli americani (pur con quei 2 difettucci come la presutuosita' come neanche il commenda milanes e la permalosita' estrema) ma non capisco questa estremo slancio di altruismo, come se si sentissero terribilmente in colpa (a torto?)... Boh!

La 41 Maratona di New York


sabato 6 novembre 2010

New York giorno 3 (addenda)

Ed invece....

New York giorno 3



Stamattina la tensione comincia a salire sul serio. Certo che l'organizzazione di Terramia fa acqua da tutte le parti: per la foto di gruppo a Central park ieri mattina e' bastato arrivare 2 minuti (di numero!) in ritardo che gia' era finito tutto. Ok, stamattina un'altra foto, ore 7.15 fuori dall'hotel: scendiamo praticamente in pigiama e alle 7.30 ancora nulla, poi arrivano quelli dello Sheraton e siccome ci sono le impalcature che coprono l'hotel, via di corsa....... dove? Boh, saperlo! 10 minuti poi siamo tornati indietro. Un bel vaffa... Destino strano quello delle foto di gruppo: io e Carla non riusciamo ad apparire mai.

In programma ci sarebbe la friendship run (6km) al palazzo di vetro dell'Onu, ma ci asteniamo, e dopo aver cercato di fare colazione in un locale decente troviamo un posto che sembra poco decente, ma per fortuna solo in apparenza: briosche, yogurth e insalata di frutta per Carla, succo di arancia e porridge per me. Ora siamo in camera, Carla con tutti i dolori del mondo, bandeletta, arco plantare, la botta del cane.. Io mi godo questa vigilia tranquilla, tanto so gia' che al 20imo km i piedi mi abbandoneranno e allora comincero' a godermi il panorama.

Non guardate Eurosport, li' fanno vedere i top runners, che tra l'altro partono ben un'ora prima di noi (prevista alle 10.40, le 16.40 in italia).

Infine 2 appuntini: uno su New York, che ho trovato rumorosa (tutti a suonare il clacson!!), imbarbarita ma sempre fascinosa, e se ricordavo un posto in cui ero stato, ora e' sicuramente "evoluto". L'altro appunto va agli italiani qui presenti, la maggior parte molto in sintonia con questa New York: grezzi, ignoranti (nessuno sa l'inglese...) e propensi a farsi notare: "Che!, me fa de scaunt?" domanda in italiano a cassiera orientale di negozio souvenir....... "Will you run tomorrow?" domanda di una locale ad italiano che correva sul posto in ascensore, risposta del corridore: "OK! Yes! upstair!" (si!, vado su!)....

Forse ora sara' piu' chiaro perche' preferisco andare a Coeur d'Alene a farmi un Ironman piuttosto che venire qua per una maratona?

New York giorno 2 (addenda)

Fate il tifo per noi........


venerdì 5 novembre 2010

New York, giorno 1 e 2



Ieri sera siamo arrivati alle 23 passate (ora East, -5 dall' Italia) in questo albergo (lo Hyatt) sulla 42ima. Il viaggio era stato discretamente folle, ovvero l'aereo che doveva portarci a Madrid per poi da li a New York e' partito da Bologna con oltre un'ora e mezza di ritardo, con conseguente panico (piu' della meta' dei passeggeri doveva imbarcarsi per New York...) generalizzato, ma l'ampio tempo di connessione ci ha permesso di non far tardare il volo per New York di neanche un minuto. Come al solito, pero', dell'aeroporto di Madrid non abbiamo potuto vedere nulla. In attesa -a Bologna- siamo stati allietati da un concerto improvvisato.....

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Il volo per New York e' stato abbastanza tranquillo, tranne due bambini scalmanati che volevano correre la maratona nel corridoio della classe turistica e 4 andaluse che hanno chiacchierato a volume esagerato per quasi tutto il viaggio. Tutti (o quasi...) con un chiodo fisso: i 42,195 km (anzi, le 26,2 miglia) della maratona di New York di domenica.

Appena arrivati, giusto il tempo di ricevere le chiavi elettroniche (che ovviamente non funzionavano al primo colpo), di capire che la colazione non e' nel pacchetto e di chiedere un po' di dettagli sugli appuntamenti e ci ritroviamo in una camera che puzza di piedi come neanche il deposito delle scarpe usate della Nike! Ma non abbiamo neanche la forza di andare a cercarci da mangiare (figurarsi di lamentarci dell'odore...) e ci accontentiamo di un pacchetto di crackers e uno stick di grana nei miasmi podologici.

Stamattina alle 5 eravamo gia' svegli (ma non per colpa nostra, i vicini hanno sofferto il cambio di fuso!) e poi fra il pensiero della colazione e che alle 7 c'era la foto in Central Park, decidiamo di alzarci. Appena in strada un delirio: frotte di gente piu' o meno vestita che corre nel buio totale, gruppi di tedeschi, italiani, spagnoli, francesi rischiano di incrociarsi come in una battaglia del medioevo, per fortuna qui e' tutto uno scansarsi.

Noi ci asteniamo da questo delirio collettivo e -pur in tuta sociale- camminiamo. Arriviamo che la foto l'hanno gia' fatta (deja vu, deja vu...) e un po' tristi ci avviamo verso il mitico miglio 26 ed il traguardo, 350m piu' in la': un paio di foto, perche non si sa mai...












Poi una prima doverosa visita extra sporticva: "casa" Apple: usciamo con in tasca il nuovo iPod Nano (rosso serie limitata) e con la mezza idea di prendere l'iPad solo wifi a 499 dollari (350 euro), l'unico che si puo' acquistare senza la gogna del contratto telefonico obbligatorio.

A seguire l'attesa del bus per l'Expo, e una volta giunti laggiu', un girone infernale (diviso in 2 zone): la prima, obbligata, dove si prende il pettorale, il pacco gara e quant'altro ci sia bisogno il giorno della gara. La seconda, sfiziosa, dove si prende tutto l'inutile possibile: dall'abbigliamento griffato IMG New York marathon (me la cavo con 2 paia di guanti e 2 cappellini), agli stand di tutti i piu' famosi brand del running. Si anche quel marchio li'...

Altri stand presentano maratone prestigiose (Boston, Roma... impreziosita dalla presenza fisica di Stefano Baldini (quello di fianco all'Ironfrankie)












ad alcune improbabili (Raggae marathon a Negril, Giamaica, o Rio, o Washington), poi ci sono gli stand dei beveroni, dei gel e delle barrette, e via con gli assaggi... Sopravvivere ad un expo e' quasi piu' faticoso della maratona stessa.

Torniamo in hotel spossati: i pulmann saranno gratuiti ma il traffico uccide e abbiamo perso un paio d'ore tra andare e tornare. Oramai e' l'una e dobbbiamo affrontare un'altra fatica: mangiare senza spappolarci il fegato... Ci riusciamo per caso, da Hale & Hearty: compri l'insalata mista ma priva di condimento/aggiunta e davanti ad un bancone pieno di vaschette con ogni ben di dio la commessa ti aggiunge tutto cio' che vuoi: mi sono limitato a olives, cheddar, tomato, bacon e fagioli rossi conditi con salsa al sesamo e una bella fetta di pane integrale (che e' tanto di moda, qui): Carla ha messo qualcosa di meno e con 20 dollari abbiamo salvato l'apparato digerente, per adesso.

Infine sono arrivate le scarpe con cui (forse) correro': delle fiammanti K-Swiss Keahou 2 che domani faro' plasmare dai miei piedi. Il ballottaggio e' con le Newton: domenica mattina decidero'...

giovedì 28 ottobre 2010

Frenesia

Quasi ci siamo. Giovedi prossimo mi imbarchero' con Carla alla volta di New York, ed insieme parteciperemo (e finiremo!) la maratona. Per me e' la 14ima (comprese quelle degli IM, la terza secca), e non sono particolarmente turbato, mentre Carla -sono certo- quando cammina guarda bene dove mette i piedi, sia mai che le succedesse qualcosa.

Intanto il clima si raffredda come una quinta glaciazione, e dopo un'estate torrida mi aspettavo un ottobre tiepido, ma il riscaldamento globale sembra una chimera, sventolata dalle Cassandre mai godute. E quindi questi ultimi allenamenti li svolgo rivestito come un inuit nell'igloo.

LA bici e' in cantina a prendere polvere, un po' (appena appena) mi dispiace non poter svolgere qualche uscita, ma il coach mi ha imposto solo corsa e nuoto (complementare). Sul complementare avrei qualche dubbio, visto che spesso esco dalla piscina instupidito, come dopo qualche kumite di karate.

Il coach ci torchia ben bene, anche perche' il 21 novembre ci sara' il primo scontro in vasca, e le armi devono essere molto affilate. Personalmente io sarei in svacco totale, ma do volentieri il mio contributo in un 100 a stile che rappresenta la distanza piu' lunga (sic!) di quel trofeo. Certo, ora sono un pesce rosso in una vasca di squali, ma sto imparando da trota. Squalo? Nella prossima vita, mi sa.

Prosegue, parallelamente, la conoscenza dei nuovi compagni (e compagne), molti dei quali stanati su FB, anche se si chiacchiera veramente poco, con i ritmi imposti dal coach. Ma qualche perla si coglie, come la cronica capacita' di qualcuno di trasformare mentalmente i metri in vasche (200m.......oddio.......... quante vasche sono.....?), e se questa difficolta' caratterizzava una sola persona (non sei tu, V.) devo dire che ha trovato un degno compare con cui condividerla.

Naturalmente al peggio non c'e' fine, e il compare ci aggiunge di suo il non rispettare i tempi del recupero, vanificando -molto spesso- la peculiarita' dell'esercizio. A nulla sono valsi i tentativi di fargli capire come va il mondo.

Pur nella serieta' del corso emerge sempre una certa allegria (niente a che vedere con la goliardia che regnava negli anni passati con Ruggio), che il coach riesce a fatica a trasformare in vasche compiute.

Come ogni tanto faccio, saluto alcuni di quei pazzi che perdono qualche minuto della propria giornata per leggere le sciocchezze che mi passano per la testa e che trascrivo qua, ovvero Peppe, Ivana, Valentina, quel sofronio di Gianluca, che e' sempre cosi' preso dal suo lavoro in banca che mi saluta sempre, quando rallento in auto, il girapapa', il Mancio, futuro finisher di un mezzo IM, e Gianni, che dice di sapere tutto da Mimmo, ma so benissimo che legge di prima mano, non per sentito dire.

Presto parlero' anche del 2011, Ironman in vista.....

lunedì 25 ottobre 2010

Senza fiato o senza piedi?

Ultimi 15 giorni prima di NY, e la situazione volge al peggio. Giovedi, i 16 km li ho fatti "al pelo", ovvero con i piedi che davano gia' segnali di dolore. Ieri avrei dovuto farne 28, ma non ne ho fatti neanche uno. Sinceramente pensare di dovermi fermare per il dolore ai piedi al km X mi sarebbe costato troppo al morale.

Ho deciso quindi che spero, per una volta, di essere costretto a dire "ho finito le forze", e non -come al solito- "ho finito i piedi". Faro', ovviamente gli allenamenti infrasettimanali, 60 minuti domani, 16 km giovedi e 15 domenica, ma al primo sintomo di dolore ai piedi mi fermero'. Certo, sto proseguendo la cura a base di glucosammina che tanto mi fece bene a marzo, ma so gia' che a NY mi aspetta una brutta giornata. Carla, per contro e' in formissima, e sara' dura tenerla dietro. Oltretutto ha imparato la lezione di Carpi, e ieri si e' attenuta alla lettera ai tempi che doveva fare, ed ha finito "in carrozza" 21 km.

Pensando al presente natatorio, da rilevare ottimi allenamenti, solo al sabato quando Mauro si ostina a voler fare le stesse vasche che fanno gli squali, facendoci finire la lezione ben oltre l'orario. Capisco che lui essendo il gestore deve stare li' fino a sera, ma magari noi pesci rossi vorremmo tornare a casa, prima che faccia buio...

venerdì 22 ottobre 2010

Pienissimo





Non so come ma in questa settimana si sono concentrati mille impegni in soli due giorni. Lunedi bella seduta di nuoto serale con i master dove qualche timido segnale di miglioramento si intravede. Martedi saltata seduta di corsa per una serie di visite di artigiani a casa.

Quindi la seduta di corsa -inizialmente programmata a Riccione per mercoledi- (con sveglia alle 6.30 per andare la': sono incominciati i lavori nell'appartamento) tutto sommato e' venuta bene anche a Bologna nonostante la stanchezza e nessunissima voglia.

Ieri, giovedi, altra levataccia e sfacchinata: ho accompagnato Carla alla Convention della sua ditta a Sommacampagna (nel veronese), e io ne ho approfittato per un bel giro dei dintorni in visita ai luoghi delle battaglie del Risorgimento.


La visita e' partita bene, con la prima sosta alla casa del Tamburino Sardo,



ma come non si puo' immaginare, la casa rossa non e' quella giusta, non e' neanche quella alle spalle, ma bensi' (lo so adesso...) il Ristorante che non ho fotografato.

Ho poi proseguito in quel di Custoza con la visita all'Ossario



e alla Villa Pignatti,


salvo poi arenarmi alla vana ricerca della Corte Molini e di altri teatri di battaglia. Il perche' e' presto detto... E' piu' facile seguire il percorso della Strada del vino Bianco di Custoza o del Bardolino che non quella dei luoghi storici. Cosi', un po' scornato mi sono diretto a nord, a Bussolengo, dove ricordavo essere pieno di centri commerciali, e sulla via ho trovato questo ristorante (Ca' dell'ebreo) dove -data l'ora, l'una passata- ho mangiato.

Mal me ne incolse, perche' i bigoli alla veronese (serviti in bianco, con sughi a parte, piselli, pomodoro, fegatini di vitello e altro) hanno danzato fino a tarda notte, ben oltre l'altro appuntamento che avevo in serata (nel frattempo siamo ritornati a Bologna...) con lo sfortunato Giorgio, ritrovatosi dopo 28 anni di convivenza "cornuto e mazziato", fuori di casa e senza soldi (e non per colpa sua!). Ma non e' il solo, dato che praticamente tutti i miei amici ed amiche del giro liceo hanno avuto una sorte simile nella convivenza, chi piu' burrascosa chi meno. Addirittura c'e' chi si e' sposato solo in questi giorni. Meglio tardi che mai, eh, Davide?

Oggi finalmente un po' di quiete, anche se piu' tardi mi aspettano 16 km di corsa. Coraggio, dopo New York un bel po' di giorni di "scarico"....

domenica 17 ottobre 2010

Stavolta ho vinto io


Qualche settimana fa c'era stata una bella notte bianca in Strada Maggiore, ovviamente conclusa -nel pieno rispetto delle leggi- a mezzanotte, con sgombero e pulizia totale. La cosa che avevo notato (la lingua batte dove il dente duole) era che la Facolta' di Scienze Politiche avesse chiuso in orario (circa alle 20). La cosa mi ha meravigliato molto, e a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, ovvero ho pensato "vuoi vedere che i deficienti faranno casino un altra notte?"

Qualche giorno fa ci arriva dalla Presidenza di Scienze Politiche, su carta intestata, ma non firmata, una "comunicazione" del Preside che ci informa che il giorno 14 ottobre ci sara' una manifestazione non autorizzata. Come a dire "loro" -quelli dell'Aula C- faranno casino tutta notte ma noi non ci possiamo fare niente". Ipocrisia allo stato puro... Primo vaffanculo.

Ma grazie soprattutto a loro ed anche ai contributi statali del 55% colgo la palla al balzo e mi rifaccio le finestre in toto, mettendo la "tripla camera" nei vetri della camera da letto, poi -in attesa che arrivino (entro gennaio) le nuova finestre- mi sono dotato di tappi NRR34 made in USA (illegali qua perche' insonorizzano completamente dall'esterno), che appunto non mi fanno sentire le minchiate che suonano (? storpiano semmai) -secondo fanculo- fino all'alba.

Il terzo vaffa e' poi dedicato a tutti quei beoni li' che si bevono si fanno e si fumano la vita in queste nottate, che sarebbe niente, tanto io non li piangerei di certo, ma che un giorno molto vicino avranno un fegato cosi', un buco nei polmoni o l'Alzaimer a 40 anni, e peseranno sulla Sanita' pubblica, ovvero anche nelle mie tasche.

Comunque stavolta ho vinto io perche' ho dormito alla grande.

Nel pomeriggio (di giovedi) avevo ripreso la corsa, con un bel 12km frazionato, e poi ieri una seduta di nuoto con i master, ed alla fine ero veramente messo male. Oggi causa pioggia e vento e' saltato il mio 25km, ma non ne sono affatto dispiaciuto, comincio a pensare che non ha senso fare dei lunghi quando i mie piedi mi abbandonano al 20imo km?

L'ultimo vaffanculo, e poi basta per un po', va al Bologna calcio, che e' riuscito a rovinarmi la gia' pessima giornata andando a Palermo a prenderne 4, giocando veramente male. Ma Malesani ci e' o ci fa?

giovedì 14 ottobre 2010

Com'e', come non e'

Volevo aspettare ancora un po' prima di parlare delle mie serate in piscina (con i Master), fra squali, pesci siluro, gamberi e pesci rossi. Ma ieri sera, Peppe mi ha sollecitato ad un post. E dunque, Obbedisco! A parte dire che ho coinvolto il buon Andrea in questa tonnara (e non solo, ma e' entrato nella scuderia di coach Costa), ho subito incontrato il buon Peppe, collega di Luca G., che mi ha detto essere questo blog molto (troppo....) famoso, ma almeno simpatico passatempo del pasto in mensa.

In queste prime serate c' e' un coach, Marco S., il quale si deve districare fra un cinquantina di nuotatori il cui livello varia fra quello che puo' stare in mezzo fra la Pellegrini e me. Per fortuna abbiamo sempre 3 o 4 corsie, ma spesso qualcuno deve uscire tumefatto o anche con il sopracciglio aperto, perche' Tommaso (gia' 2 ko, guida la speciale classifica) ha un'apertura di braccia da Fortezza Volante B52.

Io, ovviamente mi posiziono sempre fra i piu' "lenti" (non i piu' tranquilli, perche' non ce ne sono) che comprendono Vincenzo (che tira il gruppo), Andrea, Mauro, il gerente, che si camuffa (perche' lui sa nuotare e forte), Peppe, appunto, e alcune donne, Ivana, Eleonora, Federica e Valentina ad esempio, che vanno comunque piu' forte di me. Al momento sono penultimo, ma sto cercando di affinare la tecnica per poter sopravvivere ai 70minuti e progredire un po'.

Ieri sera e' arrivato uno nuovo, naturalmente ci vorranno mesi prima che ricordi il nome, ma che subito si e' distinto (costumino fucsia a parte) per a) numero di braccialetti gommati (5, di cui 2 Power Balance), b) collanina in corda (COLLANINA??? Ma non la mette neanche piu' Corona!), c) un discreto fisico (ho sentito i discorsi delle ragazze), c) un codino tenuto a fatica nella cuffia, e per un modo di fare flemmatico allo start, tanto da farmi sorgere in dubbio che gli serva proprio l'araldo...

Ogni volta infatti che doveva partire (esercizio, mica la finale dei 100m ai mondiali...) nell'ordine: lasciava circa 8 metri a chi lo precedeva, ripeteva un rito propiziatorio che neanche Nadal in battuta, inspirava profondamente 3/4 volte, si immergeva, ed infine partiva.

Ah!, ringrazio Peppe perche' mi sono ciucciato la scia in tutte le vasche a stile che ho fatto sui suoi piedi.

Del Frecciarosa ho gia' detto, di altri ed altre diro' poi piu' avanti, perche' non e' facile nuotare a manetta per 70 minuti e guardarsi attorno. Comunque ci sono anche alcuni habituees del nuoto libero su cui tornero'.

martedì 12 ottobre 2010