A Fabio, 5 aprile 2009.

sabato 31 marzo 2012

Discordo.

Un grande atleta, intervistato su una rivista di sport, ha affermato che "non mi piace vedere gente che va allenarsi (sic!) di proposito con la divisa da triathlon, magari con il body, quando non ce n'e' bisogno, giusto per apparire". Presente! Innanzitutto ricordo che quando lo frequentavo (ed ero in squadra con lui) la divisa era "d'obbligo", sempre, come il casco in bici. Perche' dovevamo farci riconoscere.

Io sono molto orgoglioso di vestire la divisa da triathlon sempre (anche e soprattutto quando mi alleno), ed ora che ho qualche chilo di troppo e la divisa "tira" e li mette ben in evidenza, la uso lo stesso, fregandomene. Sono orgoglioso di vestire i colori sociali dellla Polisportiva Porta Saragozza e di far sapere che faccio triathlon, perche' il triathlon e' uno sport per tutti, anche per chi non ha un fisico scultoreo. Direi soprattutto, visto che lo pratico.

Mi spiace amico, ma qui hai toppato di brutto! Come quando affermavi che gli Ironman dovevano essere "riservati" solo a certi atleti (i pro come te, guarda caso) dimenticando che i suddetti pro vivono di sponsor che -a loro volta- vivono delle vendite che fanno a noi "appassionati". E' evidente che l'evoluzione di questo ragionamento lo ha portato anche nella direzione del discorso contro la divisa riportata testualmente sopra e pubblicato dalla rivista. Posso testimoniare (conoscendo un gran numero degli atleti della cui squadra e' Istruttore sociale) che suddetti atleti vestono la divisa da triathlon "soprattutto" in allenamento.

Dopo questa puntualizzazione, passiamo alla gioia di praticare uno sport composto da tre sport. Oggi avevo in programma un bel lungo di bici (4 orette) in mattinata, per poi, nel pomeriggio fare una bella corsa nella competitiva di 10 chilometri a Sant'Agata Bolognese.

Evidentemente una (o tutte?) fra la maratonina di domenica scorsa, la parziale scalata al Monte Grappa di mercoledi', la ventosa seduta nella Valle del Sillaro di giovedi', o anche il nuoto lattacido di ieri mi ha spappolato le gambe, cosi' io stamattina dopo dieci minuti di bici ero alla frutta, lungo la fondovalle Savena, tanto da non riuscire a tenere le ruote dei miei compagni (il cinno, il chimico il ciclista e Luca Giro, in pregara). Cosi' arrivato (trascinandomi) al bivio per Monzuno, ho salutato e sono ritornato (con Luca Giro) alla macchina, facendo circa un quarto di quello che mi ero prefissato, e meno male che ero in compagnia, senno' non sarei arrivato nemmeno li'.

Legittima preoccupazione, quindi, per il pomeriggio, in una gara in cui gia' l'anno scorso mi ero fermato (per la noia mortale del percorso), una discreta afa (a fine marzo fastidiosissima) e con un affaticamento generale. Ed invece partito lento lento (a 5.30/km) con il Garmin che suonava di rallentare perche' avevo impostato una seduta di variazioni di velocita' troppo lente, ad un certo punto mi sono detto che se doveva suonare almeno lo facesse perche' andavo forte.

Difatti ho cominciato ad aumentare il passo, fino ad un ultimo chilometro in cui ho fatto proprio una volatona. Doppia felicita' per la notizia che per la prima volta un triathleta della Polisportiva Porta Saragozza e' arrivato primo dei nostri e undicesimo assoluto. Non siamo piu' i brutti anatroccoli!

venerdì 30 marzo 2012

27 gradi...

Lunedi, pero', ero uno zombi. Il doppio sforzo fisico mi ha distrutto, cosi' ho dovuto "proprio" riposare. Martedi stavo gia'meglio, per prudenza non ho corso, ma mi sono dedicato ad una tosta seduta di nuoto, che poi preparo io stesso, e non dovrei meravigliarmi, visto che adatto quelle dei master.

La settimana scorsa mi ero sottoposto a mappatura dei nei, e dato che uno era un po' sospetto (cioe' "potenzialmente" in grado di diventare melanoma) io che non ho mai dubbi sul fatto che prevenire e' meglio che curare, ho fissato per martedi l'asportazione laser del neo "sospetto". Cinque minuti di laser e passano tutti i dubbi. Peccato solo aver perso la seduta master di mercoledi, perche' comunque una cicatrizzazione ci voleva, sia pure minima.

Ma dando un'occhiata alle previsioni l'anticiclone delle Azzorre prometteva per tutta la settimana non solo bel tempo, ma pure caldo. E potevamo non inaugurare la stagione delle scalate proprio ora? Cosi' mercoledi, con il cinno, alle 8 siamo partiti alla volta di Fietta, per la prima arrampicata al Monte Grappa. Non prima di esserci dotati del taccuino "Brevetto del Grappa 2012" con tanto di nuova (e decima) salita inedita.





Ovviamente ho scelto un versante inedito per me, non esasperato, ma nemmeno facile (come ce ne fossero...) e trovato il punto di timbratura (la simpatia non e' compresa...) partiamo per la scalata 3.

Subito e' bella tosta, 12, 13% per la frazione Sant'Andrea, poi spiana un po', riparte decisa al bivio, dove la scritta "La Vedetta" ci indica la via. procediamo piuttosto lentamente, chiaramente il cinno ne ha di piu' e va. Mi godo i primi tornanti (di una lunga serie), tutti con pendenza intorno all'8%, che saranno inframezzati dal "Salto della capra", una sequenza di curve e controcurve con un punto di pendenza estrema (18-20%) compreso in un 600m da brivido al 15% medio.


Mentre affronto l'inizio di tutto cio' (che inizia dopo il nono tornante, sinistroso, poco dopo la netta impennata della pendenza) in trans mistica, il cinno con voce quasi piangente mi viene incontro dicendomi che ha rotto la catena. Di netto. Ovviamente io, oltre a possedere uno smaglia catena (ma in auto, 7 km piu' sotto), non ho assolutamente idea di come usarlo, e nonostante mezzogiorno, un tentativo di salvataggio della scalata lo facciamo, tornando da cicli Premier, punto di distribuzione del taccuino.

Purtroppo riaprira' alle 14.30, ma dopo assicurazioni ("sono stato meccanico della Willier per 25 anni", il tutto in dialetto veneto strettissimo) ripartiamo dal punto in cui siamo ritornati, ovvero poco prima del salto. Neanche 750m e la sua catena si rompe di nuovo, con nuova mescola del cinno. Oramai, pero' e' troppo tardi e torniamo scornati a Bologna. Solo rimandato, il salto della capra.

Cosi', ieri, mi sono buttato sulla Valle del Sillaro, partendo dal cimitero di Castel San Pietro e arrivando a Sassoleone smoccolando a destra e a manca per il vento sempre contrario. Gamba durissima, ma certi sforzi (il Grappa) daranno i frutti in un futuro piu' lontano. Sempre dura questa vallata, perche' non e' mai tutta salita, non e' mai tutta discesa, e in certi punti i rilanci (specie al ritorno in discesa) spaccano le gambe di netto.

Ed infine oggi, altra seduta di nuoto, adattata da quella dei master (un 2450m variato e con continue variazioni di ritmo, passo e stile). Sono pronto per il doppio di domani, mattina in bici, pomeriggio di corsa!

domenica 25 marzo 2012

Un week end movimentato


Come gia' da qualche sabato i triathleti della Polisportiva Porta Saragozza si incontrano il sabato mattina per una bella seduta ciclistica. Purtroppo per me, il livello si sta "pericolosamente" alzando, e all'inizio delle salite dapprima arranco, poi vengo distanziato ed alla fine della salita sono li' che mi aspettano.

Sono tutti molto carini, non mi fanno pesare la mia ridicola gamba da salita (la preparazione ci sarebbe, e' proprio la gamba da salita che mi manca), sapendo che poi in discesa ed in piano (e per fortuna) sono un valido cambio e posso dire la mia.

Anche sabato, dunque (dopo la pausa per la trasferta alla campestre Cinque Mulini) uscita in bici, questa volta zona est con un bel revival: il percorso medio della vecchia Dieci Colli, quello che percorreva la Val di Zena, arrivava a Quinzano scendeva a San Benedetto del Querceto, risaliva a Monghidoro per Campeggio. Da li' abbiamo preferito (per evitare i motoraduni) scendere sulla Fondovalle Savena per Piamaggio e la Val Gattara per poi arrivare, dopo quasi 4 ore, al bivio per Badolo.

Da li' alcuni hanno tirato dritto (per Rastignano) altri, insaziabili, hanno girato a sinistra per Badolo, io e il cinno siamo tornati alla Pulce dove avevo posteggiato l'auto, passando per Pianoro Vecchio e Botteghino di Zocca. I nove di questo giro eravamo, oltre a me, il cinno, Mirko tritacarne, Matteo e Mauro i Ciclisti (con la c maiuscola) Claudia, che va in bici tanto forte quanto corre, Luca G. alla sua seconda uscita (ma si e' notato per niente) Vincenzo, che con la sua Bianchi piu' sporca della mia Harley (il che e' tutto dire) mi distanziava in salita, me e la mia lucidissima Treck, e Vittorio, uno dei nostri piu' valenti triathleti.

Ancora un grazie grande come una casa per avermi aspettato ad ogni scollinamento (Quinzano, Campeggio...)

Domenica podistica, invece. La questione era ferale. Carla doveva fare una 21 (mezza maratona). C'era Ferrara, Pistoia, Milano... Ma come condizione Carla ha posto quella che non fosse assolutamente competitiva. Cerca di qua, cerca di la', salta fuori questo 30imo Giro della Turaza in quel di Porto Fuori (periferia di Ravenna, 65/69 minuti da casa, secondo google map), proprio non competitiva. poi c'era la non trascurabile questione del cambio orario...

Insomma una levataccia a meta', dato che sabato sera ci siamo addormentati alle 10 (che sarebbero diventate le 11), e ieri mattina la sveglia ha suonato alle 7 (che erano le 6, fino a sabato). In fretta e furia, fra gatti, colazione, vestiario, attrezzatura e start up riusciamo ad essere fuori di casa alle 8.05. Incredibilmente riusciamo anche a non sbagliare strada e con un discreto anticipo (25 minuti) siamo a Porto Fuori.

Il meteo e' pero' radicalmente cambiato: dai 15/16 di Bologna qua sono 10 gradi! Azzardo la manica corta comunque (ed ho ragione) e dopo aver preso il pettorale (?) composto da buono maglietta, buono per Trofeo Scarpaza individuale (una sorta di Campionato Romagnolo di una corse piu' o meno lunghe, 21 quest'anno) e buono per il Trofeo delle societa', mi guardo attorno.


Carla, come spesso fa, decide di partire prima (una decina di minuti), io aspetto il via ufficiale che avviene in un clima conviviale ("Aspettate che il vigile ci ferma il traffico..... Venite in mezzo alla strada.......Pronti? Bene.... 9.31..... Via!")

Io decido che se lungo lento pro maratona dev'essere, lungo lento sara'. Parto quandi a 6.00/km, ma in 3 km sono a 5.30/km, senza fiatone, tranquillo. Ohibo'! In breve, pero' da asfalto il fondo diventa sterrato (pero' regolare), MTB a gogo' e ancora tengo un bel passo. Passiamo una diga (uno per volta...) e continua lo sterrato. Vedo ancora i primi, non perche' vanno piano ma perche' la strada e drittissima. Arrivati a Lido di Dante entriamo nella Pineta... Un deja-vu? Peggio, alla Valli e Pinete erano 3 km in pineta, qua si superano i 5! Il fondo e' buono, addirittura cerco il morbido della sabbia e le piante dei piedi ne traggono giovamento (non il mio passo, che ora e' quasi a 6.00/km).

Una volta usciti dalla pineta di nuovo sterrato... E di nuovo la Valle... Al 13imo chilometro si scavalla un canale e si passa su una cavedagna... E meno male che siamo in pianura... Dopo il ristoro altro sterrato, ed infine al 17imo la Turaza!


Peccato che qua il fondo sia di sassi piu' grandi ed i piedi cominciano a farmi male...Tengo duro per gli ultimi 3 km, di nuovo su asfalto. Arrivo che Carla e' gia' arrivata, non sono riuscito a prenderla.. A Londra sara' dura tenerla dietro...

2 ore e 2 minuti, ma che fatica! Una gara muscolare, che avrei certamente onorato meglio se non avessi fatto i 90 km di bici ieri, ma sono contentissimo per essere riuscito a fare un "doppio" che raramente in passato mi era riuscito. Complimenti anche all'organizzazione -perfetta- per una "ludico motoria" che con 2 euro e mezzo ci hanno regalato anche la maglietta, oltre che ristori (cinque sul percorso!) all'altezza.


Spring Break

Visto che posso godermi un'Harley, perche' non cercare di viverne anche il mondo a contorno? L'occasione (fra le tante) si e' presentata con lo "Spring Break", party di inizio primavera giovedi 22 marzo, presso il concessionario HD. Verso le 19.00 con la Sportser 1200 in comodato, piuttosto sporca (sono negato per certe cose) mi presento al party. Ovviamente inforcando un'Harley ho il parcheggio all'interno, a fianco di altre ben piu' blasonate, ricche, customizzate e colorate ragazze (le chiamano cosi).

Un tendone sotto il quale un'orchestrina rockabilly gia' suonava, un furgone che sfornava crescentine con salumi e boccali di birra a getto continuo, la concessionaria aperta e tirata a lucido, con le ragazze nuove e "just loved" (usato sicuro) in bella vista.

Nell'oretta passata fra il negozio di abbigliamento ed accessori e la concessionaria vera e propria devo confessare di essermi sentito un pesce fuor d'acqua. Non conoscevo nessuno (e dire che come target di eta' siamo li', superggiu' cinqueantenni), il problema vero era che proprio (e mi dispiace dirlo) non riesco a capirne la filosofia. Vabbe', chiedete ad un biker di andare ad un Carbo Loading Party di un Ironman e magari provera' le stesse sensazioni che ho provato io, ma anche sforzandomi (e magari avendo una giornata di 48 ore) faccio fatica a capire il senso di questi raduni e, quindi, a parteciparvi .

Che poi il mio modo di vivere la moto sarebbe anche simile (polleggiato, tranquillo, non certo esasperato) ma gia' sono sazio delle reunions con i miei compagni di liceo, delle gare di triathlon, e delle feste della Polisportiva Porta Saragozza, che condividere altre giornate con bikers il cui scopo principale e' farsi chilometri e chilometri in moto, arrivare da qualche parte (e scolarsi litri di birra).... Beh, ancora non ci sono arrivato.

Quindi, dopo un'oretta ho riacceso l'Harley e senza aver mangiato e bevuto nulla (era anche a pagamento!) ho salutato la compagnia e sono tornato a casa. Bella la moto, ma solo quella!



venerdì 23 marzo 2012

A volte ritornano...

Difficile capire come il cervello interpreti certi input. Mi ricordo perfettamente di una (unica) scalata in bici che parte poco prima del palazzo del comune di Monterenzio, e che scollina nella valle del Sillaro, roba tosta, con tre rampe al 14/17%. Cosi' come, per non rifare questa stessa scollinata e volendo ritornare in valle d'Idice. prendere la strada che arriva a Bisano, passando da Sassonero (anche questa una volta). Questa, pur di 6 chilometri, e pur essendo piu' regolare presenta circa 3 chilometri al 7/9%, che dopo 50 chilometri si fanno sentire. Sono certo di averla gia' fatta, in passato, eppure non la ricordo affatto. Ricordo perfettamente di aver giurato che mai piu' avrei rifatto una tale fatica. Ma si sa, i ciclisti, quanto a promesse, sono peggio dei marinai....

Giovedi sono ritornato su per queste "erte" che avevo fatto una volta sola anni fa. Mano a mano che procedevo nella salita, la gamba sembrava migliorata, la fatica sempre la stessa: immane. Un signor giro, perche' partiti (ero con un altro) dalla Pulce, abbiamo percorso la valle d'Idice a salire fino a Monterenzio, da li' siamo passati in Valle del Sillaro, arrivando giusto davanti al Villaggio della Salute, e da li' raggiungendo Sassoleone. Ridiscendendo abbiamo imboccato la strada che porta a Sassonero e siamo passati per le eliche (capendone anche il perche') con l'intenzione, di nuovo nella Valle d'Idice di passare in Val di Zena per la strada che passa dal Monte delle Formiche. Pero' una volta al bivio eravamo veramente cotti. E abbiamo semplicemente tirato dritto. Siccome io non fermo mai il Garmin, dentro ci sono tutte le soste (bere, mangiare etc...)

E poi che gia' mercoledi mi ero sparato un andirivieni sulla fondovalle Savena per tenere in tiro la gamba, martedi solo un diecimila di corsa, seguito da una seduta di nuoto con Jacopo alla piscina dello Stadio. Nel report mancano i 3 x 75m + 2 x 100m gambe. A voler mettere i puntini sulle i.

Oggi riposo, anche perche' ho qualche problemino fisico, ma la settimana non e' finita: domani giro in bici con il gruppo (e saranno altri 100 km, almeno) e domenica (se ce la faccio) maratonina, sempre in preparazione della maratona del 22 aprile. E peccato per la campestre di domani pomeriggio che dovro' saltare, visto che non potro' essere in bici e contemporaneamente a correre.

Qualcuno dovra' impegnarsi davvero, a fine giugno... Perche' non voglio che vinca facile...

lunedì 19 marzo 2012

80a edizione Cinque Mulini

Difficilmente ritorno a rifare delle gare, specie quelle che logisticamente sono particolari. La Cinque Mulini e' una gara di cross che si svolge da ottanta anni a Sa Vittore Olona, orrido paese alla periferia nord di Milano, lungo la statale del Sempione, dopo Parabiago. Sono tutti paesi costruiti senza alcun senso, una villetta qui, un mini condominio a fianco, un mulino la', un campo, poi si riparte dalla villetta. Spesso le strade curvano a 90 gradi perche' diritte finirebbero in un giardino.

L'anno scorso ci siamo venuti per curiosita' della gara ma (anche e soprattutto) perche' Carla ha scoperto che qua c'era lo spaccio di Luciano Padovan le cui scarpe sono conosciute in tutto il mondo (femminile). Memore di questo non indifferente aspetto ed anche perche' si sarebbe svolta l'ottantesima edizione, mi sono riiscritto. Abbiamo prenotato pure lo stesso hotel, anche perche' non c'e' molta scelta. Tutto uguale, insomma, anche il ristorante.

La seconda volta, pero' (non so se anche per voi e' cosi'), non e' mai piu' bello, anzi, e se poi era gia' brutto la prima volta... Quindi l'hotel da bello era normale, il ristorante appena sufficiente, il luogo ancora piu' orribile e lo spaccio di Padovan, oltre che non essere piu' a Parabiago ma a Canegrate, molto piu' piccolo e meno assortito.

In tutto questo ovviamente non poteva mancare nell'hotel la comitiva di asiatici (non giapponesi, erano vestiti piu' modestamente, probabilmente in partenza da Malpensa la domenica all'alba), le solite tresche amorose (oltre che Hotel 4 stelle, questo complesso e' anche un famoso Motel da amanti clandestini), e il tempo uggioso, con previsioni di pioggia, tanto che gia' speravo in un piccolo vantaggio perche' ho le chiodate.

Ma la perturbazione ha girato largo, e la mattinata e' si' uggiosa, ventosa e fresca, ma senza pioggia. Quest'anno ho il pettorale 13, merito certo di una iscrizione precoce, e partiro' in seconda batteria (la prima e' delle donne) dopo la gara degli amatori. Poche cose cambiate (si passera' sotto il traguardo anziche' a lato), saranno 3 giri, uno di "lancio" senza passaggio nei mulini e due con passaggio nei due rimasti dei cinque originari. 6 chilometri di apnea/agonia su e' giu' per questo vallo dai bordi verticali.


Prima dello start delle 10.45 corricchio nel corral, ovvero la zona di start dopo la spunta, insieme agli altri amatori fino agli M45 compreso (cioe', sono praticamente il piu' vecchio), e pochissimi non hanno gli scarpini. Certo, mica si viene qua per fare una ludico motoria... C'e' gente -anche della mia eta'- che arriva dalla Sardegna, del Veneto e dal Piemonte, anche se ovviamente la maggior parte arriva da dintorni.

Fra il colpo di avvertimento dei meno 3 minuti e lo start non passano neanche 90 secondi, e -come sempre- si parte a tutta, anche io, solo che il mio "a tutta" fa si che nel vallo in cui si corre il primo pezzo di percorso io sia gia' ultimo. Anzi no, penultimo. Costui (Gerolamo) mi passera' in meno di un chilometro, e per tutto il primo giro sono ultimo, in solitudine. Oltre a cio' le gambe sono di legno, e ansimo di brutto.


Naturalmente (ma non apposta) rallento il passo, e mi stabilizzo a 5.20/km in questo infidissimo terreno asciutto dove gia' l'anno scorso ci avevo lasciato dei lembi di pelle per un dritto lungo disteso, e decido che da ultimo, un bel sorriso, un saluto per gli spettatori (ancora pochi) e mi godo lo spettacolo. Poi, nel secondo giro riprendo uno (Fabio) che era partito forse troppo forte, e piano piano, riprendo quello partito ultimo che mi aveva passato. Mi rendo conto che lui si muove bene nel misto (nei mulini e nelle discese mi va via), ma nei rettilinei e nelle salite gli arrivo sotto.

Da consumato atleta mi metto alle spalle e sfrutto la sua sagoma (magra) per ripararmi dal vento, e all'inizio dell'ultimo giro lo sorpasso, pensando che sia scoppiato. Macche'! Nei mulini mi riprende e mi ripassa... Ma siccome non fa il tirone riesco a stargli sui garetti. Sfrutto di nuovo il fondo del vallo per ripararmi dal vento contrario, e risaliti sul bordo, sul rettilineo piazzo l'allungo "vincente". Dovrebbe apparire qui sotto anche il video degli ultimi indimenticabili metri che mi separano dall'arrivo, tallonato da Gerolamo....


video



Arrivo senza fiato ed anche sfinito, la lotta per questo terz'ultimo posto mi ha fiaccato. Ma rispetto all'anno scorso non sono caduto, ed e' gia' molto. Un sincero grazie al pubblico (anche all'amico di Demo Sport di Parabiago che dopo aver comprato le scarpe, mi ha fatto un tifo infernale) e ai giudici pazienti e sportivissimi che ci hanno sostenuto come (e forse piu') dei pro. Come non ringraziare gli altri due che ho lasciato dietro, Fabio e Gerolamo?

venerdì 16 marzo 2012

Monte Serra



Approfittando di un convegno di Carla in quel di Pisa mi sono attivato per un bel giro ciclistico nei dintorni. Leggendo alcuni blog e forum tutti parlano molto bene di questo Monte Serra, praticamente la montagna dei ciclisti pisani. Consultando poi i siti istituzionali (salite.ch, ad esempio) scopro che il Serra ha tre versanti scalabili (Calci, Buti e Pieve di Compito), che tutte le salite si aggirano sui 10/12 km e la pendenza media non e' inferiore al 6,8% (un versante, 7,8% gli altri due). Numeri che ad inizio stagione sono piuttosto impegnativi.

Ma non mi faccio intimidire. Cosi', lasciata Carla (e altre due colleghe) al convegno punto diritto a Calci, e trovato un bel parcheggio (sia pure assolato) scarico la bici e parto. La strada segue un rio molto folkloristico, e il paese si sviluppo lungo questo rio per qualche chilometro. O almeno mi e' sembrato, dato che dopo aver lasciato l'auto la salita subito si dimostra ostica con abbondanza di pendenze all'11%.

Ed anche oltre, 13, 14%, dato che diverse volte si attraversa il rio (in piano, o quasi) e poi la salita riprende con ancora maggior vigore. Non molla mai, anzi si', molla dopo 11 chilometri, a Prato Calci, 801m.

Settecentosessantuno metri sopra i 40m slm di Calci. Ma non e' mica finita.... Per arrivare alla cima, ovvero alle antenne RAI (917m) c'e' un altro chilometro abbondante, ovviamente al 8,8%.

Delusione totale perche' in cima, nell'ordine, trovo: lavori in corso, cartello di divieto di accesso ai non autorizzati, casotto operai, un Sebach, cancellate e lo sterrato.


Sopra a questo schifo, le antenne.

Un'ora e 37' per cosi' poco? Vabbe', ridiscendo fino al Prato, e decido di scendere a Pieve di Compito, l'altro versante duro. In discesa mi congelo, dato che per la maggior parte questo versante e' all'ombra. Cosi' imparo a pensare che sotto l'appennino sia caldo "a prescindere".

Arrivo al km zero di Pieve fra decine di tedeschi a piedi. Almeno 5 pullman stazionano nei parcheggi... Pieve di Compito, e chi se l'era mai filata prima? Poi aguzzo la vista, ammiro che il paese e' decisamente bello (ma addirittura da essere meta turistica, con Pisa dietro l'angolo?) e capisco: un cartello spiega che qui siamo nel "Borgo delle camelie". E in questi giorni c'e' l'Mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia.

Si, ok, ma io ho da scalare una montagna, poche pippe, e fate largo! Questa apparentemente e' piu' facile, nel senso che i chilometri sono ben segnati (al Prato sono 9), e dovrebbero dare un senso di tranquillita'. I primi 2 e mezzo li macino bene. Per forza, la pendenza del 7,7 adesso sembra pianura, con quello che ho fatto finora... Poi un tornante e sono dolori: prima 8,4 per mezzo chilometro poi tutto uno ad oltre il 10%... Barcollo ma non mollo.

9,6%, 9,2% ed una altro mezzo a 9,6%.. Le gambe urlano, il fiatone e' grosso ma sono sempre li. Al massimo zigzago. Mi alzo sui pedali, sono quasi in equilibrio. La cadenza e' sotto le 40 rpm, ma procedo, un metro alla volta. Traffico, zero, per fortuna. Infine l'ultimo chilometro e mezzo al 7 e mezzo, sembra discesa, azzardo il padellone! Prato di Calci, ancora.

La mia schiena dice stop e a malincuore scendo di nuovo a Calci. Evitando la seconda scalata ai ripetitori e l'ultimo versante, di Buti

Dopo aver lottato per oltre 3 ore e mezzo. Ma che gli danno ai pisani da mangiare per affrontare (incrociati almeno una decina di ciclisti) queste rampe?

Il resto della settimana, comunque, non ho certo riposato. Ieri giro classico di Pulce - Val di Zena - Quinzano - Valle dell'Idice - Pulce, seguito da 3 km di corsa in transizione. E tanto nuoto, martedi e mercoledi. Domenica scorsa avevo accompagnato Carla nella sua corsa, limitandomi io ad 11 km.

sabato 10 marzo 2012

Centello

Et voila', quando meno te lo aspetti ci piazzi il centello (100 km) in bici. Certamente non cercato (anzi!), ma alla fine ti ci trovi in mezzo e arrivi in fondo. L'odierna formazione delle 10 (e 30) al zola motel prevedeva lo scambio di consegna fra il vueffe ed il ciclista (vero, mica triathleti allo sbaraglio) ma invece di 4 potevamo essere in 7, dato che Robbi, Fabio e Vincenzo per un mio errore nella mail di convocazione sono arrivati dopo le 10 e 30. Prometto che la prossima volta saro' piu' chiaro negli orari.

Comunque, dopo un rapido conciliabolo sulla destinazione (Pavullo, poi si vedra') il ciclista davanti a tirare ai 30 kmh, io a ruota, poi il cinno e il chimico a chiudere. Bazzanese pura fino a Garofano, Poi Marano e su per la fondovalle Panaro. Primo bivio per Coscogno disdegnato, Montese scartato con una smorfia e al terzo (Benedello pure ce lo risparmia, bonta' sua), a Ponte Samone su per Castagneto. Il cartello dice "Pavullo 13", ma quanto e' lunga la salita "Boh!"

Andiamo bene... Scopriremo che sono piu' o meno 10 km di salita, regolare al 7/8%, e si arriva al bivio per Verica, si scende a Pavullo, poi si risale un po' fino a poco oltre Sant'Antonio. Siamo sui 750/780m, e siamo vestiti un po' leggeri, ma non si molla un metro. Oddio, a me hanno dato un quarto d'ora fra Ponte Samone e il bivio per Verica, ma poi ho recuperato bene. Mi sono anche fermato per una sosta telefonica, visto che ero diperso per il Frignano per un giro che alla fine e' diventato di oltre 4 ore quando doveva essere di 3...

Comunque l'Estense, la strada che collega Modena a Pavullo e' stordente, e il mercato a Pavullo non ha certo snellito il traffico. Noi siamo investiti in pieno dai gas di scarico, e solo sulla strada per San Dalmazio (per tornare a Marano) riusciamo a parlarci. Torneremo a Zola passando per Vignola e recuperando il chimico che nel frattempo aveva un po' perso le ruote, affamato com'era, dato che -fra l'altro- un po' tutti eravamo scarsi come integrazione alimentare.

Un bel giro, soprattutto perche' non pensavo di arrivare gia' in una delle primissime uscite a questo chilometraggio, e piccola crisi a parte (piu' di nervi che fisica) con una buona gamba nel finale, dove sono pure riuscito a dare qualche cambio al ciclista e a far rientrare il chimico. Alla fine un sincero grazie al ciclista che ci ha portato a questo traguardo, da soli non ne avremmo avuto il coraggio (anche perche' ha tirato praticamente sempre lui...)

Giovedi ci siamo (io e il cinno) sottoposti alle angherie di Gianni, che -oramai l'ho capito- finche' mi vede a ruota non molla la presa, percio' tra una salitina qua, uno strappetto la' ha dovuto calare l'asso, la salitaccia di Puianello da Levizzano, dopo che per oltre un'ora stavo li', alla sua ruota. Alla fine 2 orette.

E pure mercoledi una leggera seduta di variazioni di cadenza (4 x 10' a 90 rpm con 5' di recupero) sugli Stradelli Guelfi. Cosi' ne ha risentito la corsa (nessuna seduta, forse qualcosa domani) ma ben tre sedute di nuoto a completare il trifitness, in sequenza: lunedi, martedi e mercoledì.


domenica 4 marzo 2012

38a Maratonina Valli & Pinete


Nonostante la faticaccia in bici, l'inquietudine interna causata dalla morte, prematura, di Lucio Dalla (e oltre un'ora e mezza di fila per vederne la bara), stamattina alle 6.30 la sveglia. Destinazione Ravenna, per la 38a edizione della maratonina Valli & Pinete, nome gia' un programma, dato che la parte in asfalto e' poco meno della meta'. Il resto in parte nella pineta che va da Punta Marina a Marina di Ravenna, dove alla fatica del terreno non regolare bisogna contare le insidie delle radici di pino, sempre pronte ad agganciare una punta di scarpa, e il passaggio costeggiando la "Valle", bacino lagunare, la cui strada definire sconnessa e' un eufemismo, tanto irregolare quanto piena di buche.

Insomma, una faticaccia. Resa ancora piu' dura dall'obbiettivo concordato con il coach, di tenere un passo intorno a 5.25/km. Almeno da questo punto di vista centrato (con 1.54.48 il passo e' giusto giusto 5.25/km) sebbene -come al solito- qualcosa (una colazione troppo leggera, un terreno non certo a me favorevole) ha difettato, mentre la grande novita' (da 3/4 anni a sta parte) non mi sono fermato a massaggiare i piedi.

Segno ulteriore che "meno corro, meglio corro" (meglio va inteso come piu'a lungo). E dunque i problemini sono compensati da questa bella notizia. Un saluto a tutti Pastaroli che come al solito mi hanno salutato con affetto, e complimenti a due neo finisher della maratonina, Jacopo e Leonardo, arrivati a pochi secondo l'uno dall'altro in quest'ordine. Ottima compagnia di Alberto e Michele che loro si' velocissimi (1.26 l'uno 1.36 l'altro), hanno avuto la grande pazienza di attendere il mio arrivo facendo finta di essere appena arrivati...

sabato 3 marzo 2012

Il vueffe, il cinno, il chimico e lo scarso

Una compagnia folkoristica e colorata ma ben poco caciarona ha affrontato la prima uscita collegiale ciclistica del Porta Saragozza, con importanti defezioni, soprattutto da chi aveva lanciato l'idea. Io (lo scarso) ho raccolto il guanto di sfida, ben sapendo di essere piu' d'impiccio che d'aiuto ai ciclisti, perche' la mia gamba potra' competere in questo campo anche i livelli infimi solo in un'altra vita.

Tuttavia il mio modo di essere e' quello di mettersi sempre in gioco: cosi' e' stato fin da quando ho accettato di prepararmi per il mio primo Ironman di triathlon, non avendo certo un background di atleta (allora, poi!).

E dunque il ritrovo a Zola per il vueffe, eccellente triathleta e ottimo ciclista, il cinno, in rappresentanza della nuova generazione di triathleti, il chimico, prestato al triathlon fra una trasferta e l'altra, ed io scarso a prescindere. Il giro -piuttosto classico- ci ha portati a Pragatto, salendo per via San Savino, una volta sbucati a Stiore, diritti per Zappolino. Da li' Savigno, e Ca' Bortolami, la mitica salita della vecchia Dieci Colli. E poi giu' a rotta di collo per Monte Pastore e Calderino, per ritornare la' da dove eravamo partiti.

Molto entusiasticamente io ero vestito praticamente estivo, e per la prima oretta ho battuto un po' i denti, ma ci ha pensato Ca' Bortolami a scaldarmi per bene, perche' San Prospero mica l'hanno spianata. Ha ancora quel bel drittone al 10% sempre indigesto. Ovviamente lo scarso (io) teneva le ruote della compagnia in pianura (e discesa), ma appena il Garmin indicava "piu'" eccomi li' a sbuffare e perdere metri su metri.

Come da accordi dovevamo andare ognuno con il proprio passo, peccato che il loro avesse sempre una marcia in piu' in salita rispetto al mio e dovevano sempre aspettarmi (ah, ma nella prossima vita la musica cambiera'....) Alla fine oltre 60 km, in quasi 2 ore e 40, certo impegnati ma non all'eccesso, anche perche' "c'era da aspettare lo scarso". Un grazie di cuore per la compagnia!

E domani c'e' poco da cazzeggiare: saro' a Ravenna per una mezza maratona, che come ordinato dal coach, dovro' "correrla" sul serio. Vedremo, al momento mi sento come investito da un camion...

venerdì 2 marzo 2012

Sara' la volta buona?



No, perche' dopo la nevicata biblica, quando le strade cominciavano a diventare "praticabili" (per la bici), mi sono ammalato (e per fortuna che faccio il vaccino). Quindi sara' la volta buona che comincio la preparazione agli eventi 2012? Speriamo, intanto con il coach abbiamo stabilito che daremo grande importanza alla bici, sia perche' Nizza (e Gianni) non permettono distrazioni, sia perche' i piedi ed il ginocchio non mi consentono di allenare la corsa come vorrei e alla fin fine comunque devo camminare dopo un tot di chilometri, percio' pazienza e vediamo se migliorando la bici otteniamo qualcosa.

Devo anche ammettere che al momento correre mi pesa mentalmente, e l'istinto fa si' che dopo qualche chilometro mi fermi, senza apparente motivo, e solo con una "variazione di programma" riesco a completare una seduta (vedi quella di martedi, quando mi sono imposto le ripetute in salita). Naturalmente mi domando perche' poi mi vado ad iscrivere a gare (domenica, Valle & Pinete, mezza a Ravenna) dove so gia' che al settimo km mi domandero' perche' faccio quello che sto facendo.

Gia' e la maratona? E la 100k? Oh si, sara' divertente vedere come il cross training di bici e nuoto mi portera' a terminare queste due prove podistiche. Hai visto mai che sviluppi una nuova teoria dell'allenamento podistico senza la corsa?

Intanto, pedalo (e nuoto). Cosi' dopo il San Baronto, ieri (mercoledi sera seduta di nuoto, dopo un'intensa giornata non sportiva in quel di Riccione), mi sono riportato in fondovalle e molto meno turisticamente una volta giunto ai piedi di Loiano ho finito (e mi sono sfinito) nella scalata al centro appenninico, per la dura "via del pane", 5,88 km con 365m di dislivello (6.2% medio), che non sfigura certo davanti a salite alpine.

Comunque nessuna sosta ne' "piede a terra", molta fatica si', ma tanta soddisfazione, come sempre. Lo scopo della seduta era di prosciugarmi un po' per la visita dell'alimentarista nel pomeriggio, ma in realta' l'effetto e' stato contrario, e quindi mi sono presentato in condizioni peggiori, ovvero 86 kg (2011 = 84,3). Quindi, da adesso, nessuna distrazione, anche perche' a breve (quando il coach si riterra' pronto...) inizieranno i sabati ciclistici nel modenese, e mi devo far trovare presentabile, sia a vista sia sul pedale.